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"...TUTTO E' PERDUTO FUORCHE' L'ONORE." Re Francesco I di Francia

Quasi 13 anni fa in una bettola intarsiata tra le mura di Porta Carrese, nel centro storico di Matino, si provava a fare il punto sulla scherma salentina.  In questi ambienti era cresciuta, nutrita e abbandonata.

Ma non del tutto!!!

Dalla 'puteca' di Flavio Olivares, primo luogo d'incontro, nasce il confronto tra chi aveva nelle mani un’eredità troppo grande, chi scavava tra le rocce dei ricordi e chi ancora muoveva i primi passi alla scoperta dell’educazione della scherma e alla conoscenza di un codice d’onore e coreutico.

NON HO SBAGLIATO!!!

Inizialmente, l’argomento trattato riguardava esclusivamente l’uso del coltello come arma da difesa, i personaggi che con le proprie avventure divennero famosi nell’ambiente, i racconti delle proprie esperienze e delle proprie vicissitudini.

A distanza di più di un decennio percorro ancora la strada imboccata in quel periodo.

Non eravamo in tanti e dopo qualche tempo, divenimmo ancora meno, vuoi per discordanze sul metodo, vuoi per scelta di vita. Rimanemmo in 5 e loro sono in 3: ognuno con la sua visione, il proprio carattere, la propria vita:

Leonardo Donadei, figlio d’arte, detto “u ballunaru”, soprannome derivante dal suo lavoro;

Alfredo Barone, il maestro ‘sui generis’;

Flavio Olivares, detto ‘U bomba’ per la sua fisicità.

Da ognuno ho appreso qualcosa: anzi, come una spugna ho cercato di assorbire quanto più possibile dai loro insegnamenti e da tutto ciò li riguardasse.

Poi, ho condiviso il bello che c’era in loro!

Ora nei circuiti turistico-culturali e ancor meno in quelli accademici, non si parla più di scherma, ma di danza scherma, pizzica scherma, danza dei coltelli e ancor peggio, di danza delle spade (chissà!!!).

Anzi, adesso che scelte di vita portano a star forzatamente lontani dal mondo reale, la scherma è degli ‘altri’.

Ora che, all’onore di un tempo che fu, l’uomo ha sostituito la viltà d’animo, poco importa sapere da dove deriva l’aspetto coreutico della scherma salentina.

Ma bisogna fare attenzione!

Se al ballo si toglie il proprio significato (nel caso del ballo della scherma, intendo, il codice deontologcio e coreutico), cosa ne rimarrà per il futuro? Dovremo poi reinventare un’ ennesima tradizione? Ma se un percorso a ritroso si può ancora fare, perché non stabilire delle direttive che possano salvaguardare il ‘passato’ (ancora presente) per ritornare al ‘futuro’?

L’estate passata durante la canicola estiva idruntina, mi è capitato di conoscere un signore squisitissimo. Mi raccontò tutta la sua vita così come faceva mio nonno, iniziando con: “C’era una volta…”. Ennesima storia di cavalli curati con pozioni naturali e miscellanee magiche, vecchie contrattazioni di vendita finite male, risse per privazione del vino al gioco, etc, etc…

Mi venne l'idea di chiedere se conosceva il ballo della scherma ma mi resi presto conto che, non ne aveva mai sentito parlare.

Però, nel momento in cui parlai della 'famosa' danza delle spade di Torrepaduli, ecco che, con un guizzo, iniziò a muoversi.

Mise in scena la sua pantomima, priva di segni che potessero rimandare ad un codice, ad una koinè imparata col tempo, nei luoghi prescelti.

Ma, agli occhi di chi non sapeva cosa fosse la scherma e la vedeva per la prima volta, quel nonno divenne il maestro della scherma salentina.

Riporto qui, un video 'rubato', che ritrae quel giovanotto ultra ottantenne, come testimonianza di come sono andate le cose in quel torrido pomeriggio estivo.

Vi lascio libera interpretazione. Spero vi piaccia! Spero se ne possa parlare!

 

P.S.: Se pensate che in queste quattro righe ci sia la voglia di fare il quadro della situazione sull'argomento scherma, vi sbagliate. Non sarei in grado di stabilire con la giusta misura, dov'è il filo logico che divide ciò che è o dovrebbe essere, da ciò che non è.

Però, ho conosciuto dei maestri di scherma, non solo Donadei, Barone, Olivares. Altri durante la notte di San Rocco a Torrepaduli, se ne incontrano. Per ognuno di loro la scherma è da sempre, una cosa seria. Mai me ne hanno parlato senza sapere chi fossi. Mai hanno ballato, senza sapere se io conoscessi la scherma.

 

Davide Monaco, Compagnia di Scherma Salentina