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Agiografia di San Rocco di Montpellier

Per una più attenta e curata ricerca su chi fosse San Rocco si rimanda a:
http://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_di_Montpellier
… da sempre ci si chiede per quale motivo il rituale della danza scherma con il suo carico di significati si ripete ogni anno per la celebrazione di San Rocco a Torrepaduli, per un periodo ormai difficile da definire se non attraverso supposizioni o ipotesi che si susseguono senza però,  approfondimenti scientifici. Aldilà della massiccia frequentazione di turisti che come un fiume in piena invade i viottoli e le piazze di Torrepaduli durante i festeggiamenti in onore del santo, ci si chiede poi il motivo della presenza di alcuni gruppi di persone che prendono parte attiva alla festa e soprattutto al rituale della danza scherma. Alcuni di essi, intervistati durante la notte dedicata a San Rocco, hanno spesso dichiarato di praticare la scherma danzata per devozione: o per grazia ricevuta o, per grazia attesa! Alla domanda sul motivo circa la loro presenza alla ronda di scherma di Torrepaduli, uno degli schermitori sosteneva, a ragione, che il santo taumaturgo guariva da ogni tipo di ‘piaga’ o dolore. Altri ancora invece, hanno giustificato la loro presenza al ballo della scherma perché si sentivano più vicini al santo, protettore dei prigionieri, dei galeotti e degli emarginati. Altri ancora invece, spiegavano la loro presenza alla ronda di scherma in quanto da sempre devoti al santo perché protettore delle campagne e degli animali da pascolo e, un tempo da lavoro come i buoi e i cavalli. 
Si riporta qui di seguito una parte dell’agiografia di San Rocco di Montpellier (presa da http://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_di_Montpellier) e precisamente quella in cui si narra della triste vicenda vissuta dal santo nel momento della sua prigionia:
… la prigionia fu vissuta dal Santo in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine nel carcere senza essere riconosciuto per vivere quei pochi giorni che gli restavano da vivere. Non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente; se gli si domandava: «È mai vero che siete un esploratore dei nostri nemici?» lui rispondeva: «Io sono peggiore di una spia». Nonostante gli innumerevoli sforzi di un sacerdote, insospettitosi dello strano atteggiamento di Rocco durante le sue visite in carcere, di perorare la causa del prigioniero, il governatore non prestò ascolto; intanto nella cittadina si diffuse la voce che nelle carceri un innocente si lasciava morire; e Rocco morì, trentaduenne, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto, per gli antichi scrittori nel 1327, in realtà in un anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379.
La notizia della sua morte lasciò un intenso dolore, che invase l'intera popolazione e lo sgomento per aver fatto morire un innocente in carcere. Tale commozione esplose quando a fianco della sua salma venne ritrovata una tavoletta, sulla quale erano incisi il nome di Rocco e le seguenti parole: «Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello»; ma soprattutto, suscitò scalpore il riconoscimento del corpo da parte di una dama - la nonna di Rocco, madre del governatore -, che grazie alla croce rossa impressa nelle carni di Rocco, identificò in lui suo nipote. Il compianto di un'intera cittadinanza fu il premio di tanta virtù, ed in sua memoria la salma, sulla quale si scolpirono le parole rinvenute sulla tavoletta, venne deposta in una grande chiesa.
Il culto di san Rocco è popolarissimo da secoli in Europa e nel resto del mondo. Lo si invocava contro la peste, autentico flagello medievale e che a più riprese si diffuse per contagio nel vecchio continente mietendo milioni di vittime. I recenti aggiornamenti liturgici gli riconoscono pure il patronato contro le altre malattie contagiose, AIDS compresa.
È invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, visto il suo carisma di guarigione e l'uso che aveva di invocare la protezione di Dio sui luoghi che toccava, prima di lasciarli. È patrono pure degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati, per aver provato le stesse condizioni durante la sua vita.
La sua popolarità rimane ancora ben viva, tanto che, sia in Italia sia all'estero, è il santo patrono di numerosi paesi e diverse località portano il suo nome.
Per chi balla da anni la scherma per devozione al santo preferisce pensare di essere in quel luogo e in quel momento per rappresentare con le proprie movenze sé stesso di fronte all’ avversario, oggi non più nemico, e grazie al quale si compie il rituale. Il singolo rappresenta il gruppo nella ronda durante la danza, e ognuno, con le proprie ‘piaghe’, la propria croce, il dolore che si porta dentro rappresenta sé stesso e il volto di una società cedevole e debole di fronte a San Rocco, milite di Cristo.