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Estetica della scherma

…ci s’incontra per caso, per discutere delle ultime occasioni sfumate e, quello che poco prima era vissuto come un fallimento, un colpo mancato, diventa una splendida occasione per aprire le porte dei ricordi, di un tempo ormai passato. La vecchia guardia, stanca, mostra con occhi lucidi i disegni, tele su cui memoria fa testo e, chi si aspetta un mondo decoroso, che per forza debba piacere, allora dovrà fare attenzione perché i dipinti che i saggi colorano hanno tratti vividi che si mischiano a colori sgargianti e, purtroppo o per fortuna, molti non posseggono le proprietà di guardare oltre quella strana forma impressa nel quadro.

E credo che, proprio l’ignoranza del caso è la base, da sempre, di punti di vista distorti che spesso portano alla nascita di pregiudizi. Si punta il dito contro, fino all’esclusione, al riportare ai margini, sconfinare anzi, sotterrare in modo che nessun altro possa vedere il tesoro  che si nasconde dietro un linguaggio criptico e duro come quello della danza scherma salentina.

Comunque tra l’essere e l’apparire, questa è la serata ideale per raccontarsi: la felicità di questo piacevole incontro, così come non accadeva ormai da tempo, il piacere di parlare davanti ad un fresco bicchiere di vino e ad un ghiotto piatto di succulenti pezzetti di cavallo condiviso coi compagni, è il momento per lasciare, a qualcun altro, il testimone: ricordi sbiaditi, nomi dimenticati, immagini sfocate che, con l’ausilio di qualche amico diventano sempre più nitide.

Ed è così che si scopre la bellezza della scherma: questa gente non lo sa; chi racconta le storie, accompagnate da balzi irrequieti per mostrare le proprie attitudini e gesti repentini di braccia nerborute non sa che, il loro senso del bello è comparabile al senso dell’estetica della danza. E spesso, dai loro ricordi il bello è la sintesi del movimento, la sua fissità nello spazio, come fosse un fermo immagine. La bellezza della scherma così come raccontata da Benito e Alfredo è epica. I loro paladini vestiti di bianco nei giorni di festa, sembra derivino da poemi eroici.  Un po’ come ritornare a leggere l’Orlando furioso o il Tancredi. Dalle loro accese discussi per chi fosse in quei tempi il migliore schermitore di coltello, per chi grazie all’educazione della lama, comandasse l’intero paese, le camerate di galera, trasuda la predilezione per l’eleganza e la compostezza del gesto atletico, per il bilanciamento tra il braccio che offende e quello che difende, per la velocità e l’effetto sorpresa del movimento. E per quanto da quel “…si metteva così” o quel “…tirava in una maniera insuperabile”, utilizzando, per l’appunto, un linguaggio difficile e senza alcun approccio tecnico, sembra comunque chiaro si stia parlando di difesa personale ma anche e soprattutto di educazione del corpo e della mente a movenze controllate ed eleganti. La musica è un sonante passaggio di tacco-punta.

La musica è un elegante e virile “passo a due”.

Chi esclude, ignorando, perde tutto questo!

E, per quanto possa possedere l’enciclopedia dei saperi, non lo sa!!!

 

Si ringraziano i maestri Donadei Benito, Donadei Leonardo, Barone Alfredo, Barone Salvatore, Olivares Flavio, che da tempo condividono ricordi, segreti, le loro arguzie, le loro peripezie della vita ed altro con il sottoscritto! A tutti voi, miei compagni di viaggio, auguro buona vita!!!

 

Davide Monaco