Home » C.S.S. (Compagnia di Scherma Salentina)

C.S.S. (Compagnia di Scherma Salentina)

La C.S.S. (Compagnia di Scherma Salentina) è un associazione culturale fondata nel 2004 dai migliori maestri nel maneggio del coltello che durante la Notte di San Rocco combattono danzando.

La C.S.S. è composta da un gruppo di schermitori che, uniti da un'amicizia pluriennale, da tempo si dà appuntamento ogni anno a San Rocco, ovvero Torrepaduli, piccola frazione di Ruffano in provincia di Lecce, per i festeggiamenti in onore del santo (notte tra il 15 e il 16 agosto). L'associazione culturale C.S.S. si presta ormai da quasi dieci anni per promuovere e far conoscere più da vicino la storia e l'evoluzione dela scherma salentina, senza dimenticare le "storie di vita" di coloro i quali, in virtù delle loro testimonianze rendono maggiormante fruibile questo scorcio di vita popolare.

I maestri della C.S.S. sono:

- l'elegante e raffinato Leonardo Donadei, figlio dell'inidimenticabile ed indiscusso primo maestro di danza scherma, Cavalier Don Raffaele Donadei;

- il superbo e storico Alfredo Barone, eccellente conoscitore di efficaci azioni tecniche di scherma al coltello;

- il sagace Flavio Olivares, specialista nelle azioni di finta e negli inganni adoperati nell'esecuzione cinetica;

- il devoto e leale Salvatore Barone, che sulle orme del padre Alfredo, esprime con ricercatezza le singole movenze della coreutica;

- lo studioso Davide Monaco, allievo e amico dei grandi maestri.

Per quel che concerne l'aspetto marziale della scherma, si può confermare che gli stessi protagonisti che con i loro virtuosismi e le loro movenze danno vita alla danza-scherma, conosciuta anche come danza dei coltelli (anche se durante i festeggiamenti o i ritrovi 'la lama' viene rappresentata dal dito indice e medio) non solo con un ritmo intenso sui movimenti, ma anche con una sorta di fluidità e naturalezza nei gesti, apportando grande efficacia tanto sugli attacchi, quanto sulla difesa.

Nessuno poteva immaginare che a pochi chilometri di distanza dalla propria dimora esistessero dei maestri capaci di mantenere intatte queste tecniche di lotta ancestrale e ad un così alto livello.

Esiste una credenza generalizzata che porta a pensare che ciò che è forestiero, straniero, è sempre meglio di ciò che deriva dalla propria terra e, forse, questo tipo di credenze contribuisce ancor più a far sì che la scherma salentina conviva vicino a noi pur continuando ad essere un mondo sconosciuto.

I mestri sono uomini riservati, addirittura conservano in segreto un certo numero di tecniche che non insegnano ai loro allievi, per poi, qualora giungesse il momento, utilizzarle in una situazione impegnativa ed uscirne vittoriosi. E' come avere un asso nella manica, perchè c'è sempre il rischio che l'allievo voglia superare il Maestro. In questo modo s'insegna a poco a poco, lasciando per la fine l'ultima tecnica, la favorita del maestro.

La cosa certa è che l'arte del maneggio del coltello nel Salento è immersa in un mondo misterioso, dominato da una moltitudine di leggende, di sperstizioni e di sospetti e prove nell'insegnamento, dato che la pratica del coltello si associa ad uno strumento di lotta, proibito e perseguitato.

E per questo, i maestri hanno sempre referito pasare inosservati, nascondendo le loro condizioni e la loro sapienza come un qualcosa di molto segreto.

E' sorpendente come in tutti i continenti si siano sviluppate moltitudini di arti della lotta. Ognuna con le proprie caratteristiche e connotazioni. Tuttavia tutte presentano aspetti filosofici comuni.

La danza scherma del Salento non è aliena a questa stessa tradizione marziale: esattamente come altre arti, anch'essa conta sulla figura di un maestro, con una trasmissione genuinamente familiare, una nomenclatura propria, una veste tradizionale e, soprattutto, una filosofia di rispetto e  un senso arcano verso la tradizione.

Perciò non deve stupire se ancor oggi i maestri scelgono pochi allievi come veri destinatari delle loro nozioni.